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L'altra
testimonianza tuttora rimasta del paese originario è
la Chiesa di Santa Maria della Libera la cui esistenza
già nel XVII secolo è attestata dai documenti
d'archivio e dall'affresco recentemente (1994) rinvenuto
nella muratura absidale.
Attualmente la Chiesa è costituita da una navata
unica, un ambiente molto grande che doveva servire all'esercizio
della liturgia e del culto, un secondo ambiente, alle
spalle dell'altare, funzionava probabilmente da sacrestia.
L'altare, che si trova in fondo alla navata, è
fatto di marmi policromi lavorato d'intarsio di una fattura
molto fine e nel lato principale porta in basso un'iscrizione
"Marcus Maiocca sumptib suis F.F.A.D. 1738".
Nel complesso l'altare è in buone condizioni eccetto
che per la parte basamentale la quale, attaccata dall'umidità,
presenta un tipico sfaldamento della pietra.
Nella parte laterale è scolpito a rilievo uno stemma
araldico rappresentante due leoni "affrontati"
e che portano rispettivamente un'ascia ed un ramo. Tale
stemma fa pensare ad una tradizione religiosa legata allo
sfruttamento delle risorse boschive e, perciò,
ad una congregazione - corporazione di boscaioli. Sulla
parete di fondo dietro l'altare vi è l'affresco
citato rappresentante una Madonna con il bambino affiancata
dalla rappresentazione di due santi.
La composizione dell'affresco è divisa in tre parti:
la scena centrale, quella con la Madonna ed il bambino
che era incorniciata da un baldacchino rosso dietro il
quale dalla parte destra si intravede un braccio che porta
nella mano una pantera, le due laterali con S. Antonio
e S. Francesco su un fondo azzurro dai toni luminosi.
Con i lavori di somma urgenza eseguiti nel 1997 dalla
Soprintendenza si è constatato che l'affresco datato
1642 era stato sovrapposto ad un'altra immagine la quale
rappresenta sempre la Madonna con Bambino ma con retrostante
tendaggio damascato tenuto da due angeli e che iconograficamente
può essere riferita anche ai secoli XIII e XIV.
Al lato sinistro per chi entra, è posto un altro
corpo marmoreo ben lavorato ad intarsio con motivi floreali
e con delle volute (facilmente l'ubicazione originaria
era contro la parete di fondo in asse con l'altare sotto
l'affresco).. Anche qui vi è un'iscrizione che
recita "NON SIT TIBI GRAVE DICERE SEMPER AVE".
La navata prende luce solo da due aperture poste nel lato
destro e da una facciata principale, mentre nel lato sinistro
non vi è alcuna finestra.
Il complesso architettonico interno denuncia una serie
di manomissioni soprattutto del XIX secolo: infatti negli
anni '60, ad esempio, è stata effettuata nella
chiesa una serie di opere tra le quali un solaio piano
di sottotetto in putrelle ed il ringrosso interno delle
murature portanti con uno strato di mattoni successivamente
intonacati che avevano coperto, tra l'altro, anche l'affresco.
E' probabile, pertanto, che spicconando questo strato
di mattoni si possano trovare altre testimonianze originali.
Gli interventi recenti hanno causato non solo la trasformazione
della composizione dell'immagine della chiesa, ma hanno
alterato anche il comportamento statico del complesso.
La facciata principale conserva un disegno molto semplice.
Un unico corpo con timpano originariamente intonacato,.
la copertura a due falde con campanile a vela e l'ingresso
è arricchito sia da un portale in pietra che da
un portone in legno finemente intagliato con motivi floreali
e le immagini di due angeli che portano le iscrizioni:
"ASSUNTA EST MARIA IN CAELUM" e "NON SIT
TIBI GRAVE DICERE SEMPER AVE" (motivo ricorrente
nelle scritture della Chiesa e presente pure sull'architrave
lapideo del portale). A riguardo del portale si evidenzia
la forma semplice ed essenziale con stipiti composti da
blocchi di pietra sovrapposti ed un architrave con cornice.
Allo stesso si accede con due gradini sempre in pietra
i quali ai lati hanno due sedute con parte superiore lapidea.
Questo manufatto architettonico nella sua semplicità
costituisce una testimonianza della cultura architettonica
minore e della tradizione sia religiosa, che popolare.
Infine tale edificio ecclesiastico è rimasto molto
impresso nella memoria della popolazione sia per la devozione
alla Madonna dell'Assunta (la quale ogni 15 agosto veniva
ivi portata in processione dalla Chiesa madre), sia per
la sua particolare ubicazione originaria fuori dall'abitato
lungo la strada che postava alla Montagna (fondamentale
risorsa per l'economia locale).
Il castello e la Chiesa di S. Maria della Libera hanno
subito danni notevoli a causa dell'evento sismico del
1980.
Al terremoto sono seguiti l'abbandono, la massima esposizione
agli agenti atmosferici ed alcune altre scosse telluriche
che si sono avute nel corso degli ultimi anni (in particolare
nel 1996).
Solo di recente si sta concretizzando la possibilità
di restaurare sia il Castello, che la Chiesa di Santa
Maria della Libera e ciò avrebbe per Laviano un
valore storico e sociale inestimabile anche perché
perdere anche queste ultime due testimonianze significherebbe
fare per sempre "tabula rasa" del passato.
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